Apri il telefono e sembra che tutti siano esattamente dove dovrebbero essere. Un nuovo lavoro, una partenza, un risultato. E quasi senza accorgertene arriva la domanda: “e io?”
La seconda stagione riparte dalla sensazione di essere in ritardo rispetto a una mappa che spesso non abbiamo scelto. Non è un invito a restare fermi o a raccontarsi che vada sempre tutto bene.
È una domanda sul ritmo: rispetto a chi stiamo misurando il nostro passo? E cosa cambia quando smettiamo di vivere con il cronometro di qualcun altro?
La domanda da portarsi dietro
Il confronto con gli altri può trasformare la vita in una corsa con il cronometro sbagliato.